Città d'Arte
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Mostra personale dell’artista Mario Liberace "Scorci di vita" E-mail
Scritto da Marcello Rosario Caliman - Capo Ufficio Stampa   
amicigaeta_logo.pngGaeta - Presso il Museo Diocesano di Gaeta a cura dell'Associazione Amici di Gaeta Città d'Arte e del Comune di Gaeta




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E' in corso nella suggestiva e prestigiosa cornice del Museo Diocesano, una mostra personale dell'artista Mario Liberace, dal titolo significativo "Scorci di vita", allestita grazie all'impegno di esponenti dell'Associazione Amici di Gaeta Città d'Arte quali Lucio Matarazzo, Damiano Iannitti e Alessandra Ciaramaglia, coadiuvati da Ambra Intinto, Germana Fruttaldo, Giusy Rimpatriato, Stefano Di Vasta e Diana Di Florio.

Tanti visitatori e tanti bei quadri di un pittore che ha alle spalle lunghi anni di attività e che in questa occasione fa la summa della sua produzione artistica ma anche della sua evoluzione artistica. In merito alla sua arte il dirigente scolastico e critico letterario Pasquale Scipione sottolinea "i grandi risultati testimoniati dai quadri esposti che mostrano come Liberace, sempre alla ricerca del nuovo, abbia saputo superare le impronte figurative  dei suoi primi lavori passando attraverso l'impressionismo e l'astrattismo per trovare una sua tecnica e ispirazione personale.

I colori dei suoi quadri si stemperano nelle nuance, le immagini si sfumano suggerendone mille altre simili ricreando la realtà dei luoghi a lui cari, dal mare  alle spiagge, dai vecchi  edifici dei vicoli alle essenze della natura mediterranea.

Questi paesaggi familiari assurgono a protagonisti delle sue emozioni e per questo vanno oltre la realtà figurativa rappresentata, oltre la dimensione realistica con colori impastati di sentimenti di serenità e di sofferenza, di armonia  col mondo o di solitudine, d'incanto o di  disillusione.

Egli sceglie cosa rappresentare della realtà, la osserva, ma la nega per ricrearla secondo l'emozione del momento creativo, rifacendo quindi il mondo secondo  la sua ispirazione.

Questo è l' atto creativo supremo di un artista.

Così la natura, i corpi, gli oggetti, grafemi ispirati  alla realtà sono superati nella loro rappresentazione dalla creatività dell'artista.

Ed è in  questo spazio emotivo che si inserisce il  visitatore che nell'osservare  la tela interagisce con essa, amplificandone i significati, cambiandone la prospettiva, modificandone il messaggio a seconda del suo stato d'animo stabilendo un  rapporto empatico con l'artista stesso.

I paesaggi, i volti, le immagini, sono altrettanto  "fonemi visivi" che suggeriscono sentimenti, stati  d'animo, emozioni lasciando all'osservatore lo spazio di ricrearli.

Così noi possiamo contribuire nella molteplicità di  visione delle sue tele a interpretarle, a ricrearle. Chi guarda i quadri dell'artista Liberace, coglie il farsi presente della realtà in una forma più intensa e  significativa di quella quotidiana perché chi entra nel gioco dell'opera  d'arte scopre significati che vanno oltre quanto il singolo interprete e lo stesso autore sanno esplicitare.

Una riflessione a parte meritano i volti e i corpi che non sono frequenti nelle sue tele.

Quei volti appena abbozzati, che rinviano a tormento e solitudine... cosa esprimono dell'artista?

Gli studi di psicologia moderna sono concordi nel ritenere che il  volto umano sia un sistema segnaletico fondamentale nell'espressione dei nostri sentimenti.  

Quegli sguardi che trafiggono la tela, con gli occhi rivolti verso un angolo lontano che intravedono la realtà o la spiano con ansia  e angoscia, quei corpi femminili contorti in  uno sforzo doloroso per emergere e assumere forma armonica testimoniano la sofferenza della relazione dell'artista con il mondo o la ribellione verso questo mondo?

A  noi osservatori la lettura delle sue opere!

Egli sceglie forme che non hanno importanza per sé ma "come espressione esterna del contenuto interno" come affermava Kandiskij, ove l'autore ricerca tracce di memoria di luoghi, di oggetti , di volti che raccontano la sua esperienza di vita  personale, imprimono sulla tela l'immediatezza di una emozione, ma nello stesso tempo la proiettano nella dimensione dell'umanità in cui  ciascuno può riconoscersi.

Nelle tele di Liberace  le immagini, ma soprattutto le scelte cromatiche, sono  i suoi  codici linguistici con i quali esprime il suo io che soffre o gioisce, ma sempre con  delicatezza, sfumandosi nelle  nuance più recondite del suo animo.

Da esso non  sono banditi furori e tensioni anche quando vuole trasmetterci serenità e armonia. 

Albert Camus scrive: "l'arte è una  esigenza d'impossibile messa in  forma".

Ebbene Liberace riesce a comunicarci questa esigenza d'impossibile in un mondo sempre più materialista, cinico, privo di valori.

Una passione giovanile divenuta nel tempo una ragione centrale della sua esistenza. La mostra resta aperta fino a domenica 25 luglio.