E' in corso nella suggestiva e prestigiosa cornice del Museo
Diocesano, una mostra personale dell'artista Mario Liberace, dal titolo
significativo "Scorci di vita", allestita grazie all'impegno di esponenti
dell'Associazione Amici di Gaeta Città d'Arte quali Lucio Matarazzo, Damiano
Iannitti e Alessandra Ciaramaglia, coadiuvati da Ambra Intinto, Germana
Fruttaldo, Giusy Rimpatriato, Stefano Di Vasta e Diana Di Florio.
Tanti
visitatori e tanti bei quadri di un pittore che ha alle spalle lunghi anni di
attività e che in questa occasione fa la summa della sua produzione artistica ma
anche della sua evoluzione artistica. In merito alla sua arte il dirigente
scolastico e critico letterario Pasquale Scipione sottolinea "i grandi risultati
testimoniati dai quadri esposti che mostrano come Liberace, sempre alla ricerca
del nuovo, abbia saputo superare le impronte figurative dei suoi primi lavori
passando attraverso l'impressionismo e l'astrattismo per trovare una sua tecnica
e ispirazione personale.
I colori dei suoi quadri si stemperano nelle
nuance, le immagini si sfumano suggerendone mille altre simili ricreando la
realtà dei luoghi a lui cari, dal mare alle spiagge, dai vecchi edifici dei
vicoli alle essenze della natura mediterranea.
Questi paesaggi familiari
assurgono a protagonisti delle sue emozioni e per questo vanno oltre la realtà
figurativa rappresentata, oltre la dimensione realistica con colori impastati di
sentimenti di serenità e di sofferenza, di armonia col mondo o di solitudine,
d'incanto o di disillusione.
Egli sceglie cosa rappresentare della
realtà, la osserva, ma la nega per ricrearla secondo l'emozione del momento
creativo, rifacendo quindi il mondo secondo la sua ispirazione.
Questo
è l' atto creativo supremo di un artista.
Così la natura, i corpi, gli
oggetti, grafemi ispirati alla realtà sono superati nella loro rappresentazione
dalla creatività dell'artista.
Ed è in questo spazio emotivo che si
inserisce il visitatore che nell'osservare la tela interagisce con essa,
amplificandone i significati, cambiandone la prospettiva, modificandone il
messaggio a seconda del suo stato d'animo stabilendo un rapporto empatico con
l'artista stesso.
I paesaggi, i volti, le immagini, sono altrettanto
"fonemi visivi" che suggeriscono sentimenti, stati d'animo, emozioni lasciando
all'osservatore lo spazio di ricrearli.
Così noi possiamo contribuire
nella molteplicità di visione delle sue tele a interpretarle, a ricrearle.
Chi guarda i quadri dell'artista Liberace, coglie il farsi presente della realtà
in una forma più intensa e significativa di quella quotidiana perché chi entra
nel gioco dell'opera d'arte scopre significati che vanno oltre quanto il
singolo interprete e lo stesso autore sanno esplicitare.
Una riflessione
a parte meritano i volti e i corpi che non sono frequenti nelle sue tele.
Quei volti appena abbozzati, che rinviano a tormento e solitudine...
cosa esprimono dell'artista?
Gli studi di psicologia moderna sono
concordi nel ritenere che il volto umano sia un sistema segnaletico
fondamentale nell'espressione dei nostri sentimenti.
Quegli sguardi
che trafiggono la tela, con gli occhi rivolti verso un angolo lontano che
intravedono la realtà o la spiano con ansia e angoscia, quei corpi
femminili contorti in uno sforzo doloroso per emergere e assumere forma
armonica testimoniano la sofferenza della relazione dell'artista con il mondo o
la ribellione verso questo mondo?
A noi osservatori la lettura delle
sue opere!
Egli sceglie forme che non hanno importanza per sé ma "come
espressione esterna del contenuto interno" come affermava Kandiskij, ove
l'autore ricerca tracce di memoria di luoghi, di oggetti , di volti che
raccontano la sua esperienza di vita personale, imprimono sulla tela
l'immediatezza di una emozione, ma nello stesso tempo la proiettano nella
dimensione dell'umanità in cui ciascuno può riconoscersi.
Nelle tele di
Liberace le immagini, ma soprattutto le scelte cromatiche, sono i suoi codici
linguistici con i quali esprime il suo io che soffre o gioisce, ma sempre con
delicatezza, sfumandosi nelle nuance più recondite del suo animo.
Da
esso non sono banditi furori e tensioni anche quando vuole trasmetterci
serenità e armonia.
Albert Camus scrive: "l'arte è una esigenza
d'impossibile messa in forma".
Ebbene Liberace riesce a comunicarci
questa esigenza d'impossibile in un mondo sempre più materialista, cinico, privo
di valori.
Una passione giovanile divenuta nel tempo una
ragione centrale della sua esistenza. La mostra resta aperta fino a domenica 25
luglio.